Capelli

 

Il nostro corpo, la nostra pelle e i nostri capelli ci sono dati dai

nostri genitori; non dovremmo dunque danneggiarli.

Questa idea è la quintessenza del dovere filiale.

Agire moralmente giusto, e lasciare un nome degno

di credito per le generazioni successive.

Questo è l’obiettivo principale della pietà filiale.

 

Confucio, 551-470 a.C.

 

 

 

Il progetto fotografico

Profondamente influenzata dal Confucianesimo, la cultura cinese è impregnata in tutte le sue espressioni dal pensiero filosofico confuciano. I capelli nella cultura cinese hanno sempre avuto molta importanza e un forte significato simbolico tanto da arrivare a connotare status civile, sociale, di religione o di professione. Non occuparsi dei capelli, per il popolo cinese è un vero e proprio segno di malattia o di depressione.

Nelle popolazioni orientali, la diversificazione non viene data solo dall’estro di un taglio o di un colore stravagante che provochino reazione, ma dalla cura del corpo che appare ad occhi attenti in perenne comunicazione con l’interiorità. I capelli degli orientali hanno una straordinaria lucentezza e la posseggono in quanto sono oggetto di estrema cura. Nell’applicazione pratica la cura dei capelli consiste in un lungo massaggio del cuoio capelluto: questo solitamente avviene con la persona distesa, le luci soffuse, i suoni caldi ed avvolgenti. Lo scopo è anti-caduta, limitante della secchezza e della fragilità capillare.

 

 

Cristina Collodel, partendo da questo concetto, ha deciso di indagare l’influenza della cultura cinese su quella italiana prendendo come punto di riferimento il taglio dei capelli, considerato nella cultura orientale un vero e proprio rito. Negli ultimi anni sempre più giovani italiani si rivolgono a parrucchieri cinesi richiedendo, il più delle volte, tagli tipicamente orientali. In questo modo i ragazzi diventano icone di un’epoca nella quale gli stili si intrecciano. Lo scopo del progetto è accompagnare lo spettatore alla scoperta della comunità cinese di Padova, invitandolo anche alla riflessione sulle conseguenze della globalizzazione della cultura.

Nel corso dei circa vent’anni di presenza in Italia, i nuovi migranti cinesi sono andati differenziandosi gli uni dagli altri tanto da dare vita a una comunità che è sempre più complessa e articolata, fatta di persone che godono di livelli differenziati di inserimento linguistico, lavorativo, economico e sociale. Un certo numero di cinesi ha raggiunto l’agiatezza economica, altri arrancano dopo anni di permanenza in Italia, sconfitti nel loro sogno imprenditoriale; altri ancora si sono invece affermati ben oltre le aspettative iniziali e costituiscono oggi un’élite all’interno della comunità.

Vi sono poi significative differenze generazionali: i giovani cinesi sono maggiormente scolarizzati dei loro genitori e in generale possono contare su competenze linguistiche e livelli di familiarità con il territorio e le sue norme culturali che non hanno equivalente tra gli adulti.

Pur nella varietà dei percorsi individuali, possiamo affermare che l’integrazione dei nuovi migranti cinesi appare oggi modesta. I migranti cinesi vengono spesso accusati di cercare soltanto l’integrazione economica in Italia evitando l’integrazione culturale e sociale. In effetti, il modello del migrante di successo prevalente nelle aree di origine – che prescrive lunghe ore lavorative e compressione della vita privata – non lascia spazio all’integrazione della prima generazione attiva nelle attività produttive. La loro alta mobilità e la ricerca di nuove opportunità sulla scacchiera globale fanno di loro individui e famiglie che raramente cercano attivamente l’integrazione nella cultura italiana.

Ma ora, con i figli di seconda generazione, la mentalità comincia pian piano a cambiare e i giovani cinesi non si impegnano più solo a lavorare come facevano i genitori, ma cercano anche lo svago e l’impegno si è spostato sullo studio e sulla volontà di riscattare i genitori.

 

 

L’autrice | Cristina Collodel

Cristina Collodel, appassionata di fotografia, ha cominciato a scattare le prime foto circa 15 anni fa approfondendo, con il tempo e la pratica, una ricerca sul paesaggio e sull’elemento grafico. Nel 2006, dopo aver conseguito il Diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia, incontra il gruppo di fotografi Mignon di Padova che ha contribuito a segnare una svolta decisiva nel suo approccio alla fotografia; ora unisce la tecnica del cogliere l’attimo, propria della street photography, all’attenzione per il particolare del soggetto statico. Nel 2012 partecipa e vince il Concorso Nazionale Leica Talent con il progetto “La Pausa Caffè”.

 

Capelli è un progetto di Cristina Collodel

A cura di: Simone Falso

Con la partecipazione di: Fan Jiang, Marco Manoni, Klaudio Vila, Bryan Dalle Stelle, Davide Tang

Produzione: Cinema Key e Associazione Kinima

Organizzazione evento: Cinema Key e Associazione Kinima

Responsabile organizzazione: Marco Fantacuzzi, Iris Corte

Coordinamento: Marco Fantacuzzi

Montaggio video: Francesca Cutropia, Stefano Borgo

Comunicazione e Social Media: Cecilia Fincato

Grafica: Simone Falso

 

 

Capelli – Fotografie di Cristina Collodel è stato realizzato nell’ambito del progetto culturale di Kinocchio ‘BLACK AND WHITE VENETO’. È stato sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, nell’ambito del bando Culturalmente 2016.

 

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